L' ALBANIA
L'ultimo segreto del Mediterraneo
L’Albania è in miniatura un modello di tutto il paesaggio europeo. La sua natura cambia ogni 40-50 km come in un caleidoscopio; dai trogoli della penisola scandinava, nei piccoli golfi tra le aspre rocce che si bagnano dalle acque di Ionio nell’estremo di Sud-Est; nei Cannoni svizzeri attraverso i quali scorrono impetuosamente i fiumi dove palpetiscono le trote dell’Albania di Nord-Est; nel paesaggio della Bielorussia con le betulle e le dolci colline nella parte Sud-Ovest; nelle larghe valli tra le maestose montagne coperte di neve eterna nell’estremo meridionale. “La natura qui ha creato una meraviglia con pochi mezzi e colori, sotto l’effetto magico della luce del Sud” scriveva due secoli fa il Console Austriaco Johan Georg von Hahn. L’Albania è “la bella eterna”, disse dopo la sua prima visita in Albania il politico tedesco Franz Josef Straus. Le perle della “bella eterna”, sono i monumenti albanesi, che si trovano ovunque, non più di 2 km l’uno dall’altro.
L’architettura gotica tedesca venne chiamata da Johan Wolfgang Goethe “musica gelata”. La musica gelata dell’architettura Albanese è una musica polifonica, con delle variazioni e sovrapposizioni entro se stessa. Diversi l’uno dall’altro, i monumenti dell’architettura Albanese vivono la perfetta armonia dell’unità, dentro la diversità. Accanto i minareti delle moschee si innalzano pacificamente le campane delle chiese e nel sfondo dell’icona di Giovanni Battisti si innalzano i minareti delle moschee. A fianco delle rigorose e grigie fortezze romane, si imbianchono snellamente le case delle città medievali. Oltre i ponti, che s'incurvano delicatamente ai fiumi, si trovano gli antichi teatri. Fino adesso poco contaminata dal flusso turistico, questa natura vergine, gli siti ed i monumenti albanesi rimangono ancora “non consumati” dai potenziali visitatori.
I tesori della cultura umana, parole ed edifici, musica e opere d’arti, includendo qui la nona simfonia di Beethoven e Te Deum dell’albanese del Kossovo Nikete Dardani, le icone del russo Andrea Rubljov e le icone del albanese Onufri, il grande muro cinese, proclamato patrimonio dell’umanità e la città di Gjirokastra, anche questo patrimonio dell’umanità, non appartengono solo ai paesi dove si sono creati o dove si situano.
L’Albania si considera un frammento nel mosaico dell’Europa di Sud-Ovest che è parte organica del continente. Essa è cosciente che questi siti, monumenti e opere d’arti, come Gjirokastra, Butrinti, e probabilmente anche Berati, proclamati dall’UNESCO “patrimoni mondiali”, non appartengono solo agli albanesi, ma a tutta l’umanità. Come tale, lo Stato albanese mira di trasformare il suo patrimonio culturale e le sue bellezze naturali in un oggetto che genera amicizia e comprensione tra la gente, con lo scopo finale quello della crescita del livello economico del paese.
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